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Premessa
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Dal punto di vista educativo, non esistono età, né scuole,
che non siano fondamentali per la costruzione del proprio progetto di vita. La
necessità di conoscere, sperimentare e aprirsi a nuove esperienze formative
accompagnano l’intera esistenza di una persona. In ogni età della vita,
occorre stimolare l’individuo al meglio, tenendo conto delle sfaccettature
della sua personalità e delle sue capacità, per trasformarle in vere e proprie
"competenze". Per questo, se qualcuno non ha potuto godere di adeguate
sollecitazioni educative, ha il diritto di essere messo nelle condizioni di
recuperarle. Perché se è vero che le funzioni non esercitate tendono ad
atrofizzarsi, o quantomeno ad indebolirsi nella rapidità di risposta, è anche
vero che l’elasticità e la complessità della mente e dell’esperienza umane
sono tali da consentire, per tutta la vita, recuperi e anche progressivi
miglioramenti generali e specifici della personalità e della qualità della
propria cultura.
Allo stesso modo, se un soggetto è stato sottoposto a
stimolazioni educative molto ricche nei periodi sensibili dello sviluppo o,
addirittura, a stimolazioni precoci, non per questo ha la certezza che i
vantaggi competitivi acquisiti non si esauriscano nel tempo. Il processo
educativo individuale, infatti, ha inizio con la vita e cessa solo con essa, in
una continua dinamica di conquiste e possibili involuzioni, sicché nulla è mai
guadagnato una volta per tutte e nulla è mai perduto per sempre.
Tale certezza costituisce anche un potente fattore di
incoraggiamento e di fiducia nelle proprie capacità, a partire da coloro che
sono "diversamente abili". Non esiste, del resto, alcuna situazione di
handicap che possa ridurre l’integralità della persona a qualche suo deficit.
Nessuna persona è definibile per sottrazione.
La prospettiva educativa sollecita sempre, infatti, tutte le
capacità di un individuo e valorizza tutte le risorse disponibili nei vari
processi evolutivi: solo così diventa possibile uno sviluppo equilibrato che,
facendo leva sui punti di forza, permetta di sviluppare i punti di debolezza,
soprattutto in quelle situazioni che appaiono ancora ripiegate su se stesse.
Allo stesso modo, qualsiasi condizione di eccellenza in un campo dell’esperienza
educativa e culturale non può essere la giustificazione per trascurarne o
abbandonarne altri.
L’educazione, dunque, è nemica di ogni parzialità ed
esige costantemente uno sviluppo armonico, integrale ed integrato di tutte le
dimensioni della persona e in tutti i momenti della vita.
Alla luce di queste consapevolezze il Primo Ciclo di
istruzione, dai 6 ai 14 anni, è un passaggio fondamentale per la costruzione
del "progetto di vita" di ogni persona perché fornisce le basi che
permettono ad ogni ragazzo di affrontare in modo positivo le esperienze
successive proprie del Secondo Ciclo di istruzione e di formazione e, in
particolare, i problemi del vivere quotidiano e del responsabile inserimento
nella vita familiare, sociale e civile in questa particolare fase dell’età
evolutiva.
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Il Profilo educativo, culturale e professionale che
segue rappresenta ciò che un ragazzo di 14 anni dovrebbe sapere e fare
per essere l’uomo e il cittadino che è giusto attendersi da lui al
termine del Primo Ciclo di istruzione.
Il traguardo può ritenersi raggiunto se le conoscenze
disciplinari e interdisciplinari (il sapere) e le abilità operative (il fare)
apprese ed esercitate nel sistema formale (la scuola), non formale (le altre
istituzioni formative) e informale (la vita sociale nel suo complesso) sono
diventate competenze personali di ciascuno.
Un ragazzo è riconosciuto "competente" quando,
facendo ricorso a tutte le capacità di cui dispone, utilizza le conoscenze e le
abilità apprese per:
- esprimere un personale modo di essere e proporlo agli altri;
- interagire con l’ambiente naturale e sociale che lo circonda, e
influenzarlo positivamente;
- risolvere i problemi che di volta in volta incontra;
- riflettere su se stesso e gestire il proprio processo di crescita, anche
chiedendo aiuto, quando occorre;
- comprendere, per il loro valore, la complessità dei sistemi simbolici e
culturali;
- maturare il senso del bello;
- conferire senso alla vita.
Più in particolare, il Profilo atteso per la fine del Primo
Ciclo di istruzione si dispone nelle seguenti articolazioni.
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Conoscenza di sé. Durante il Primo
Ciclo di istruzione il ragazzo prende coscienza delle dinamiche che portano all’affermazione
della propria identità. Per questo supera lo smarrimento di fronte a ciò che
cambia, a partire da se stesso e dalla propria esperienza: si può essere ogni
volta diversi (a casa, a scuola, con i coetanei; nelle preferenze, nel corpo,
nelle reazioni emotive, con le persone dello stesso e dell’altro sesso; come
ci vediamo noi, come ci vedono gli altri), pur rimanendo sempre se stessi. È
fondamentale che il ragazzo si sappia interrogare sulla portata e sulle
difficoltà di questo processo interiore che porta a trasformare le molte
sollecitazioni interne ed esterne in una personalità unitaria, ad armonizzare
le diversità, ad affrontare, dando loro un senso più ampio, gli eventi
contingenti. Un ragazzo di 14 anni, infatti, comprende quanto sia importante e
decisivo il senso attribuito all’insieme delle proprie esperienze e ai
problemi di cui è protagonista.
Nel Primo Ciclo di istruzione, il ragazzo acquisisce gli
strumenti per gestire la propria irrequietezza emotiva ed intellettuale, spesso
determinata dal processo di ricerca e di affermazione della propria identità,
riuscendo a comunicarla, senza sentirsi a disagio, ai coetanei e agli adulti
più vicini (genitori, il docente tutor, gli altri insegnanti). In questo
modo riceve aiuto e trova le modalità più adatte per affrontare stati d’animo
difficili e per risolvere problemi in autonomia, che è maggiore sicurezza di
sé, pensiero personale, fiducia, gioia di vivere, intraprendenza,
industriosità, libera e responsabile collaborazione con gli altri. Inoltre,
individualmente o con l’aiuto degli altri, cerca soluzioni e alternative
razionali ai problemi esistenziali, intellettuali, operativi, morali, estetici,
sociali non risolti.
In questi anni, la capacità di comprendere se stessi, di
vedersi in relazione con gli altri, soprattutto nella prospettiva di un proprio
ruolo definito e integrato nell’universo circostante, aumenta in maniera
vistosa. Per progettare il proprio futuro e comprendere le responsabilità cui
si va incontro, tuttavia, è necessario che tale capacità non si confronti
soltanto con la riflessione sulle esperienze vissute direttamente, ma si estenda
anche su quelle altrui, testimoniate da grandi uomini e donne o attraverso l’universalità
dei personaggi creati dall’arte (poetica, letteraria, cinematografica,
musicale…), che hanno contribuito ad arricchire l’umanità di senso e di
valore. E’ inoltre importante che egli si faccia carico di compiti
significativi e socialmente riconosciuti di servizio alla persona (verso i
familiari, gli altri compagni, gli adulti, anziani ecc.) o all’ambiente o alle
istituzioni.
Grazie all’insieme di queste esperienze formative, alla
fine del Primo Ciclo di istruzione, il ragazzo si pone in modo attivo di fronte
alla crescente quantità di informazioni e di sollecitazioni comportamentali
esterne, non le subisce ma le decifra, le riconosce, le valuta anche nei
messaggi impliciti, negativi e positivi, che le accompagnano.
Relazione con gli altri. Nel Primo Ciclo di
istruzione, il ragazzo impara ad interagire con i coetanei (è il miglior modo
per conoscere e per conoscersi) e con gli adulti (sviluppa un positivo
meccanismo di emulazione-contrapposizione che gli consente di distinguere tra
modelli positivi e negativi).
Egli afferma la capacità di dare e richiedere riconoscimento
per i risultati concreti e socialmente apprezzabili del proprio lavoro; scopre
la difficoltà, ma anche la necessità, dell’ascolto delle ragioni altrui, del
rispetto, della tolleranza, della cooperazione e della solidarietà, anche
quando richiedono sforzo e disciplina interiore; si pone problemi esistenziali,
morali, politici, sociali ai quali avverte la necessità di dare risposte
personali non semplicemente ricavate dall’opinione comune; impara a
comprendere che, se seguire le proprie convinzioni è meglio che ripetere in
modo acritico quelle altrui, non sempre ciò è garanzia di essere nel giusto e
nel vero. Per questo è chiamato a mantenere sempre aperta la disponibilità
alla critica, al dialogo e alla collaborazione per riorientare via via al meglio
i propri convincimenti e comportamenti e le proprie scelte.
Orientamento. A conclusione del Primo Ciclo di
istruzione, il ragazzo è in grado di pensare al proprio futuro, dal punto di
vista umano, sociale e professionale. Per questo, elabora, esprime e argomenta
un proprio progetto di vita che tiene conto del percorso svolto e si integra nel
mondo reale in modo dinamico ed evolutivo. A questo scopo, egli collabora
responsabilmente e intenzionalmente con la scuola e con la famiglia nella
preparazione del Portfolio delle competenze personali; riconosce e
interagisce con i singoli individui e con le organizzazioni sociali e
territoriali che possono partecipare alla definizione e alla attuazione del
proprio progetto di vita; infine, dimostra disponibilità a verificare con
costanza l'adeguatezza delle decisioni sul proprio futuro scolastico e
professionale.
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Alla fine del Primo Ciclo di istruzione, il ragazzo:
- conosce il proprio corpo e, in maniera elementare, il suo funzionamento;
padroneggia le conoscenze e le abilità che, a partire dalle modificazioni
dell’organismo, consentono, mediante l’esercizio fisico, l’attività
motorio-espressiva, il gioco organizzato e la pratica sportiva individuale e
di squadra, un equilibrato ed armonico sviluppo della propria persona;
valuta criticamente le esperienze motorie e sportive vissute in proprio o
testimoniate dagli altri, ed impara ad utilizzare le competenze acquisite
per svolgere funzioni di giuria e di arbitraggio in discipline sportive di
base; attraverso la pratica sportiva, impara a relazionarsi e a coordinarsi
con gli altri, rispettando le regole stabilite e scoprendo quanto il
successo di squadra richieda anche l’impegno e il sacrifico individuale;
- conosce e utilizza, in maniera elementare, tecniche differenziate di
lettura silenziosa dei testi e legge correttamente, ad alta voce, testi noti
e non noti di semplice dettato; usa un vocabolario attivo e passivo adeguato
agli scambi sociali e culturali e capisce messaggi orali e visivi
intuendone, almeno in prima approssimazione, gli aspetti impliciti; nell’orale
e nello scritto è in grado di produrre testi brevi, ragionevolmente ben
costruiti (sia a livello linguistico sia di costruzione progressiva dell’informazione)
e adatti alle varie situazioni interattive; ha una idea precisa, della
natura e della funzione delle singole parole (analisi grammaticale) e della
struttura della frase semplice e complessa (analisi logica), si muove con
sicurezza nell'identificare le classi di parole (soggetto, oggetto diretto e
indiretto, tipi di complemento, connettivi, tipi di subordinate, tipi di
frase, ecc.), riesce a percepire come una frase produca un significato e lo
configuri dal punto di vista della comunicazione; riconosce le principali
caratteristiche linguistiche e comunicative di testi diversi, si serve dei
principali strumenti di consultazione (dizionari di vario tipo, grammatiche,
ecc.), conosce elementi della storia della lingua italiana e dei rapporti
tra l’italiano e i dialetti e tra l’italiano e le principali lingue
europee; conosce e pratica funzionalmente la lingua inglese e, da
principiante, una seconda lingua comunitaria; sa orientarsi entro i
principali generi letterari antichi e moderni (fiabe, miti, leggende, poemi,
poesia lirica ed epica, teatro, racconti, romanzi, resoconti di viaggio,
ecc.) e ha cominciato a sviluppare, grazie al contatto con i testi semplici
ma significativi della nostra letteratura e della nostra cultura (da
apprendere anche a memoria), il gusto per l’opera d’arte verbale
(poesia, narrativa, ecc.), e per la "lucida" espressione del
pensiero;
- ha consapevolezza, sia pure in modo introduttivo, delle radici
storico-giuridiche, linguistico-letterarie e artistiche che ci legano al
mondo classico e giudaico-cristiano, e dell'identità spirituale e materiale
dell'Italia e dell'Europa; colloca, in questo contesto, la riflessione sulla
dimensione religiosa dell’esperienza umana e l’insegnamento della
religione cattolica, impartito secondo gli accordi concordatari e le
successive Intese; sa orientarsi nello spazio e nel tempo, operando
confronti costruttivi fra realtà geografiche e storiche diverse, per
comprendere, da un lato, le caratteristiche specifiche della civiltà
europea e, dall’altro, le somiglianze e le differenze tra la nostra e le
altre civiltà del mondo; sa collocare, in questo quadro, i tratti spaziali,
temporali e culturali dell’identità nazionale e delle identità regionali
e comunali di appartenenza;
- adopera, per esprimersi e comunicare con gli altri, anche codici diversi
dalla parola, come la fotografia, il cinema, Internet, il teatro, ecc. Ne
comprende quindi il valore, il senso e, in maniera almeno elementare, le
tecniche. Così come sa leggere un’opera d’arte e sa collocarla nelle
sue fondamentali classificazioni storiche, conosce, legge, comprende e,
soprattutto, gusta, sul piano estetico, il linguaggio espressivo musicale
nelle sue diverse forme, anche praticandolo attraverso uno strumento oppure
attraverso il canto, con la scelta di repertori senza preclusione di generi;
- legge quotidiani e ascolta telegiornali, confrontandosi con le opinioni
che esprimono; compila un bollettino postale, legge carte stradali, mappe
della città, l’orario ferroviario, le bollette di servizi pubblici ecc.;
- esegue semplici operazioni aritmetiche mentalmente, per iscritto e con
strumenti di calcolo, legge dati rappresentati in vario modo, misura una
grandezza, calcola una probabilità, risolve semplici problemi sul calcolo
di superfici e volumi dei solidi principali; padroneggia concetti
fondamentali della matematica e riflette sui principi e sui metodi
impiegati; legge la realtà e risolve problemi non soltanto impiegando forme
verbali o iconiche, ma anche forme simboliche caratteristiche della
matematica (numeri, figure, misure, grafici, ecc.), dando particolare
significato alla geometria; per risolvere problemi concreti e significativi,
sa organizzare una raccolta dati, ordinarla attraverso criteri,
rappresentarla graficamente anche con tecniche informatiche, interpretarla;
adopera il linguaggio e i simboli della matematica per indagare con
metodo cause di fenomeni problematici in contesti vari, per spiegarli,
rappresentarli ed elaborare progetti di risoluzione;
- osserva la realtà, per riconoscervi, anche tramite l’impiego di
appositi strumenti tecnici, relazioni tra oggetti o grandezze, regolarità,
differenze, invarianze o modificazioni nel tempo e nello spazio; giunge alla
descrizione-rappresentazione di fenomeni anche complessi in molteplici modi:
disegno, descrizione orale e scritta, simboli, tabelle, digrammi grafici,
semplici simulazioni; individua grandezze significative relative ai singoli
fenomeni e processi e identifica le unità di misura opportune; effettua
misurazioni di grandezze comuni usando correttamente gli strumenti; esplora
e comprende gli elementi tipici di un ambiente naturale ed umano inteso come
sistema ecologico; sviluppa atteggiamenti di curiosità, attenzione e
rispetto della realtà naturale, di riflessione sulle proprie esperienze, di
interesse per i problemi e l'indagine scientifica; è consapevole che la
comprensione dei concetti scientifici necessita di definizioni operative che
si possono ottenere soltanto con la ricerca e con esperienze documentate e
rinnovate nel tempo; comprende che i concetti e le teorie scientifiche non
sono definitive, ma in continuo sviluppo, al fine di cogliere aspetti sempre
nuovi, diversi e più complessi della realtà;
- conosce l’universo animale e il mondo vegetale nelle loro molteplici
sfaccettature; conosce la geografia fisica della Terra e il significato dei
principali fenomeni naturali che la riguardano; ha coscienza dell’immensità
del cosmo;
- sa riconoscere semplici sistemi tecnici, individuandone il tipo di
funzione e descrivendone le caratteristiche; analizza e rappresenta processi
ricorrendo a strumenti tipo grafi, tabelle, mappe ecc. oppure a modelli
logici tipo formule, regole, algoritmi, strutture di dati ecc.; segue,
comprende e predispone processi e procedure allo scopo di ideare, progettare
e realizzare oggetti fisici, grafici o virtuali, seguendo una definita
metodologia; mette in relazione la tecnologia con i contesti
socio-ambientali che hanno contribuito a determinarla; usa strumenti
informatici per risolvere problemi attraverso documentazioni, grafici e
tabelle comparative, riproduzione e riutilizzazione di immagini, scrittura e
archiviazione di dati, selezione di siti Internet e uso mirato di motori di
ricerca.
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Alla fine del Primo Ciclo di istruzione, grazie alla
maturazione della propria identità e delle competenze culturali, il ragazzo è
consapevole di essere titolare di diritti, ma anche di essere soggetto a doveri
per lo sviluppo qualitativo della convivenza civile.
In questa prospettiva, affronta, con responsabilità e
indipendenza, i problemi quotidiani riguardanti la cura della propria persona in
casa, nella scuola e nella più ampia comunità sociale e civile.
Conosce l’organizzazione costituzionale ed amministrativa
del nostro Paese, nonché gli elementi essenziali degli ordinamenti comunitari
ed internazionali e le loro funzioni.
Riflette sui propri diritti-doveri di cittadino, trasformando
la realtà prossima nel banco di prova quotidiano su cui esercitare le proprie
modalità di rappresentanza, di delega, di rispetto degli impegni assunti
all'interno di un gruppo di persone che condividono le regole comuni del vivere
insieme.
A 14 anni, inoltre, il ragazzo conosce le regole e le ragioni
per prevenire il disagio che si manifesta sotto forma di disarmonie fisiche,
psichiche, intellettuali e relazionali. Nello stesso tempo, si impegna a
comportarsi in modo tale da promuovere per sé e per gli altri un benessere
fisico strettamente connesso a quello psicologico, morale e sociale.
È consapevole della necessità di alimentarsi secondo
criteri rispettosi delle esigenze fisiologiche, in modo non stereotipato né
conformato ai modelli culturali, che rispondono più alle logiche del consumo e
del commercio che a quelle della salute; conosce i rischi connessi a
comportamenti disordinati (uso di sostanze "aggiuntive" alla normale
alimentazione, uso/abuso di alcool, fumo, droghe o alterazioni fisiologiche dei
ritmi sonno-veglia) e cerca responsabilmente ad evitarli .
Si comporta, inoltre, a scuola (viaggi di istruzione
compresi), per strada, negli spazi pubblici, sui mezzi di trasporto, in modo da
rispettare gli altri, comprendendo l’importanza di riconoscere codici e
regolamenti stabiliti, e fare proprie le ragioni dei diritti, dei divieti e
delle autorizzazioni che essi contengono.
Rispetta, infine, l’ambiente, lo conserva, cerca di
migliorarlo, ricordando che è patrimonio a disposizione di tutti, e adotta i
comportamenti più adeguati per la salvaguardia della sicurezza propria e degli
altri in condizioni ordinarie o straordinarie di pericolo.
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Dopo aver frequentato la scuola dell’infanzia e il Primo
Ciclo di istruzione, grazie anche alle sollecitazioni educative nel frattempo
offerte dalla famiglia e dall’ambiente sociale, i ragazzi sono nella
condizione di:
- riconoscere e gestire i diversi aspetti della propria esperienza motoria,
emotiva e razionale, consapevoli (in proporzione all’età) della loro
interdipendenza e integrazione nell’unità che ne costituisce il
fondamento;
- abituarsi a riflettere, con spirito critico, sia sulle affermazioni in
genere, sia sulle considerazioni necessarie per prendere una decisione;
- distinguere, nell’affrontare in modo logico i vari argomenti, il diverso
grado di complessità che li caratterizza;
- concepire liberamente progetti di vario ordine – dall’esistenziale al
tecnico – che li riguardino, e tentare di attuarli, nei limiti del
possibile, con la consapevolezza dell’inevitabile scarto tra concezione ed
attuazione, tra risultati sperati e risultati ottenuti;
- avere gli strumenti di giudizio sufficienti per valutare se stessi, le
proprie azioni, i fatti e i comportamenti individuali, umani e sociali degli
altri, alla luce di parametri derivati dai grandi valori spirituali che
ispirano la convivenza civile;
- avvertire interiormente, sulla base della coscienza personale, la
differenza tra il bene e il male ed essere in grado, perciò, di orientarsi
di conseguenza nelle scelte di vita e nei comportamenti sociali e civili;
- essere disponibili al rapporto di collaborazione con gli altri, per
contribuire con il proprio apporto personale alla realizzazione di una
società migliore;
- avere consapevolezza, sia pure adeguata all’età, delle proprie
capacità e riuscire, sulla base di esse, a immaginare e progettare il
proprio futuro, predisponendosi a gettarne le basi con appropriate
assunzioni di responsabilità;
- porsi le grandi domande sul mondo, sulle cose, su di sé e sugli altri,
sul destino di ogni realtà, nel tentativo di trovare un senso che dia loro
unità e giustificazione, consapevoli tuttavia dei propri limiti di fronte
alla complessità e all’ampiezza dei problemi sollevati.
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