Entrata dei soldati della 2a divisione neozelandese il 2 maggio 1945  

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Carri armati neozelandesi sulla Costiera

L'entrata delle truppe neozelandesi a Trieste.

Primo pomeriggio del 2 maggio 

La colonna corazzata alleata accolta festosamente a Roiano La colonna corazzata alleata a Roiano
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Il generale B. C. Freyberg, comandante della II divisione neozelandese Piazza Dalmazia Piazza Dalmazia Piazza Dalmazia

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Via Giustiniano Via Giustiniano Piazza Oberdan Foro Ulpiano 

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Foro Ulpiano

Foro Ulpiano

Via Giustiniano Foro Ulpiano
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Via Cicerone . . .

La giornalista inglese Sylvia Sprigge, corrispondente del Manchester Guardian per l'area del Mediterraneo centrale, giunge a Trieste con la 2a Divisione neozelandese. Nel suo libro Trieste Diary: maggio-giugno 1945, così racconta quella giornata: «Chi scrive ha raggiunto la colonna della 2° Divisione neozelandese poco prima del Tagliamento: le retroguardie stavano avanzando fra file di contadini esultanti, ogni mezzo era ornato di fronde e bandiere italiane. 

Poco prima di arrivare al Tagliamento è arrivato l'ordine di sbarazzarsi di bandiere e fiori, e la colonna ha proseguito la sua marcia grigia e polverosa.

(La colonna comprendeva anche una cospicua Unità navale britannica che, via terra, si recava a Trieste ad attrezzare il porto per le navi in risalita lungo l'Adriatico).

2 maggio (dopo mezzogiorno) - La Divisione neozelandese ha attraversato l'Isonzo: qui il lungo ponte era ancora intatto. Verremo a sapere successivamente che i partigiani di Tito l'hanno difeso per 4 giorni dai tentativi tedeschi di farlo saltare.

Circa 4 chilometri prima dell'Isonzo è cessata ogni manifestazione di benvenuto nei confronti dei neozelandesi. Su tutte le case si leggeva "Tukaj je Jugoslavia" (Qui è Jugoslavia) oppure "Zivio Tito" (Viva Tito). Una casa su due esponeva la bandiera jugoslava e le poche bandiere italiane avevano una grande stella rossa nella banda bianca.

La gente è rimasta nelle case. I partigiani, con la stella rossa sul berretto di tela blu, stavano allestendo vari blocchi stradali, che sono stati tuttavia aperti per lasciar passare la nostra lunga colonna meccanizzata.

A Monfalcone circa 10.000 fra operai portuali e donne erano riuniti per una manifestazione a favore della liberazione sotto una gigantesca stella rossa e sotto improvvisate bandiere dei paesi alleati. I discorsi erano in italiano. Gli uomini indossavano il berretto blu con la stella rossa. La nostra colonna non ha interrotto la loro riunione.

Lungo la famosa strada costiera che porta a Trieste una batteria navale tedesca di circa 300 uomini ha opposto resistenza a Miramare, cercando di attrezzare alla rinfusa la parete di cemento armato, spessa tre metri, costruita a metà strada fra le due gallerie. I numerosi fortini di calcestruzzo sui fianchi della collina e lungo la strada erano fortunatamente già stati affrontati dai partigiani di Tito.

Seicento fanti di marina tedeschi sono stati catturati a Grado; altri 300 sono stati presi nel golfo di Sistiana (base dei siluri monoposto).

Da Miramare (dove il generale Freyberg ha fissato i suoi quartieri generali) un distaccamento navale tedesco ha tartassato Trieste con cannoni italiani da 6 pollici per due giorni, avendo saputo che a Trieste c'erano soldati jugoslavi.

Alle 4 del pomeriggio carri armati ed auto corazzate di ricognizione sono entrati in Trieste e dopo una breve azione hanno raccolto la resa di 2.600 tedeschi.

Il Governo Militare Alleato e la sua polizia sono rimasti indietro, a Monfalcone, e non sono operativi.

A Trieste gruppi di 12-15 partigiani, ciascuno munito di due o tre armi, pattugliavano le strade giorno e notte. Non c'era traccia di fraternizzazione. I negozi erano chiusi».

 

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